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La città di Goito appartiene a: Regione Lombardia - Provincia di Mantova

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Storia

In tempi antichissimi, prima ancora della fondazione di Roma, numerose torme di popoli, spinte dal bisogno di espansione o da discordie intestine, vennero dall'Oriente e dall'Occidente a porre stanza sotto il bel cielo d'Italia, importandovi i loro usi e costumi. Così ai Tirreni (Taurisci - Etruschi - Osci), venuti dalle ultime diramazioni del Tauro e della Lidia venti secoli prima di Cristo, si sovrapposero gli Iberici (Liguri - Itali - Siculi), provenienti essi pure dall'Asia attraverso le regioni occidentali. I Liguri, secondo l'affermazione di Tito Livio, occuparono l'Italia settentrionale.
Da una zona d'ombra, che è la preistorica, entriamo in una zona di penombra, che è preludio di quella storica. «Secondo ipotesi probabili, un millennio circa prima di Cristo e 300 anni prima di Roma, gli Etruschi fondarono Mantova. Nel territorio mantovano lasciarono tracce evidenti delle loro solide costruzioni e vi rimasero fino a quando giunsero i Galli verso il 587 a. C. a spingerli oltre l'Appennino, dove scesero a lottare con i Romani, lasciando il nome di Etruria all'odierna Toscana. I Galli Cenomani (da cen: sommità e marni: uomo) vennero dalla Gallia (l'attuale Francia) 500 anni circa prima di Cristo, fondando Brescia ai piedi della Rocca Cidnea, Verona e altre città dell'Italia settentrionale. Da Brescia, che Tito Livio chiama "caput cenomanorum", il loro dominio si estese fino all'Oglio, al Chiese e al Mincio, che divennero i confini naturali del loro regno. Siccome essi applicarono su vasta scala l'arte appresa dagli Etruschi, di costruire edifici murati, non è improbabile che lungo la linea strategica del Mincio costruissero qualche fortificazione. In realtà Mantova rimase loro dominio fino alla sconfitta romana di Canne. Allora, rotto il patto d'alleanza, essi si sollevarono contro Roma, ma rimasero sconfitti presso il Mincio (196 a. C), sotto il consolato di Lucio Furio e di Cornelio Cetego. In questa battaglia, al dire di Tito Livio, il Mincio tinse le sue acque con color di sangue. (Decd III, L. 3). E' presumibile che questo fatto d'arme sia accaduto nel nostro territorio. Comunque, mentre tramonta definitivamente la potenza cenomane, si levano trionfalmente le aquile romane a inaugurare la Gallia Cisalpina.

Dalla zona d'ombra e di penombra della preistoria passiamo in una zona di luce. L'origine della nostra borgata incomincia ad essere rischiarata anche da validi elementi di archeologia. Sotto i Romani, Mantova divenne una fiorente colonia, come Brescia, Verona e Cremona. Con tutta certezza si può affermare che anche Goito, benché embrionalmente e ancora "innominato", già esistesse. E' tradizione che i Romani, avendo riconosciuto questa terra come un punto strategico, abbiano costruito, a poca distanza della via Postumia, proveniente da Cremona, un castello, nei pressi dell'attuale corte Castelvetro (Casteivetere). Vi si accedeva dalla valle del fiume (dove poi sorse il paese), mediante un cunicolo del quale sussiste ancora un avanzo, presso la Fornace che chiamasi Volto. Scavi importanti praticati sulla fine del secolo scorso e nel giugno del 1939, proprio nelle vicinanze di Castelvetro, portarono alla scoperta di varie tombe. I numerosi oggetti di costume pagano in esse contenuti, stanno a provare quanto sia fondata la tradizione che Goito già esistesse durante l'epoca romana. Finalmente entriamo in una zona di luce dove la storia parla in termini alquanto più chiari. Il Donesmondi asserisce nella sua Historia eclesiastica :
"Nel qual tempo (anno 410) Mantova si trovava, quanto allo spirituale, stabile e ferma nella Cattolica Sede, governata sempre dai Vescovi di Milano et in sanie operazioni cercava sempre più d'avanzarsi; ma quanto al temporale s'andava ricoverando or sotto questo, or sotto quest'altro signore secondo che or l'Imperio, or i Goti nell'infelice Italia prevalevano, i quali nel 412, miseramente travagliando Mantova, la posero a sacco. E fu allora appunto che, in rammemoranza loro, fabbricarono il Castello di Goito perchè ivi intorno si trattenner con gli eserciti, venendo anc'eglino sì dai mantovani, come da altri cenomani non poco travagliati; laonde Mantova in particolare per molti anni avvenire non ebbe mai interamente pace".

La nostra borgata, perciò trae il suo nome dai Goti i quali, fosse per ragioni strategiche, fosse per commemorare la loro vittoria, innalzarono la fortezza di cui parlano gli storici. Sussistono ancora le rovine di quell'antico castello di forma rettangolare, chiamato, come risulta dai documenti parrocchiali CASTRUM GODÌI (Castello - fortezza - rocca) nel cui ambito rimasero per 15 secoli le abitazioni civili del centro. Tuttavia, pur ereditando un nome di origine barbarica è probabile, come si è già detto, che Goito esistesse anche prima del secolo quinto. I Goti lo avrebbero solo fortificato, rinnovato e battezzato, inserendo nel vecchio tronco elementi giovani di fresca vitalità. Di fatto furono i meno funesti barbari che l'Italia ebbe a padroni. Più tardi, particolarmente sotto Teodorico, riuscirono a stabilire un regno che fu il più potente tra quelli sorti dalle rovine dell'Impero d'Occidente; in esso prosperarono le arti, la religione, gli studi, l'agricoltura; sorsero monumenti ed edifici grandiosi, per cui anche la nostra borgata ne dovette risentire un benefico influsso".
Già A. Bertolotti, direttore dell'archivio di Stato di Mantova aveva scritto in un suo volume intitolato : I Comuni e le Parrocchie della Provincia di Mantova (1893), "nel costrurre la strada Levata, che si ritiene il luogo ove passava una strada romana (La Postumia) furono trovate più monete d'oro, d'argento e di rame imperiali romane. Nel promontorio di Castelvetro furono scavati residui di forte rocca, statue marmoree, idoli, monete, oggetti in massima parte passati al Museo di Mantova". L'unità e la grandezza di Roma erano indubbiamente legate alla fitta rete stradale che, collegando la metropoli con le vaste e numerose provincie, facilitava il trasporto di legioni, armi, ordini e notizie. Per volere di Augusto furono rimesse in buono stato le quarantotto strade d'Italia che, per tremila leghe, si snodavano da Roma a Brindisi, da Roma alle Alpi. Tra quelle che stanne ancora ad attestare l'antica rinomanza, merita particolare considerazione la Via Postumia, sul cui asse si trova tuttora il nostro paese.
Quando e perchè fu tracciata? quale era il suo percorso? Qualificati studiosi hanno condotto approfondite indagini; tra gli altri, il Prof. Attilio Dal Zotto il quale tratta la questione del luogo natale di Virgilio e la risolve topograficamente e storicamente prendendo come spunti di riferimento la Via Postumia e la Via Vicinalis. Nel 18 a. C. infatti i Romani credettero necessario istituire una base strategica a difesa dei medio Po, sia contro Annibale e sia contro ogni altra eventuale irruzione di barbari. Lasciarono così da parte la vecchia Mantova e costruirono la nuova città di Cremona. In effetti, circuita da due rami del Mincio, che si aprivano verso Belfiore e si congiungevano sotto le alture di Pietole vecchia, Mantova capoluogo di un territorio dove troppe acque s'attardavano a formare paludi e pantani, non era luogo idoneo alla formazione e allo sviluppo di un nodo stradale, necessità prima di un esercito operante. Per giunta, quella che ora è una linea marginale, unificata dal corso del Po per il tratto che va da Viadana a Ostiglia, era allora un fascio di alvei fluviali, un labirinto di fosse naturali e artificiali, che avrebbero dilatato enormemente le estremità di un ponte di passaggio. Per la natura del suo luogo, Mantova fu pertanto subordinata a Cremona, che, sorta da principio come testa di ponte sulla sinistra del Po, doveva più tardi diventare un luogo di riferimento, il capolinea di nuove strade. Ed invero con la strada Cremona-Brescello-Modena (la LXXXIV dell'Intinerario di Antonino) Cremona ebbe il mezzo di proteggere la sinistra del Po fino a Viadana ed il passaggio da Viadana a Brescello. Nel 42 a. C., in occasione della confisca del territorio, si costruirono le strade limitatone. Queste furono in direzione di Mantova, poiché l'operazione degli agrimensori, che doveva arrestarsi entro il territorio cremonese, fu continuata su quello mantovano..... In un primo tempo si tracciarono quindi le due strade : la Cremona-Bedriaco, nei pressi di Calvatone, considerata proseguimento della via Postumia e la Cremona-Rivarolo-Spineda, coi nome di Vicinalis Cremonensis. Subito dopo il decreto, che estese la confisca al territorio limitrofo, le due strade furono proseguite : la Postumia col decumano mantovano Calvatone-Goito e la Vicinalis con l'altro decumano Spineda-Campitello-Mantova. In un secondo tempo, forse durante l'Impero di Claudio, quando fu costruita la grande via Claudio Augusta (la LXXXII B dell'itinerario di Antonino) Trento-Verona-Ostiglia-Modena, si completò il raccordo delle due strade cremonesi con questa, conducendo allora la Postumia da Goito all'Adige presso Verona, e la Vicinalis da Mantova al Tartaro, sopra Ostiglia. La Vicinalis, al num. XIII della Tavola Peutingeriana, e la Postumia, il cui tratto da Verona a Bedriaco fu percorso dalle truppe di Antonio, luogotenente di Vespasiano, in marcia contro i Vitelliani, sono dunque strade storiche. Ambedue escono da Cremona come due raggi leggermente divergenti ed uguali in lunghezza. A Calvatone la Postumia e a Spineda la Vicinalis fanno ambedue un gomito simmetrico per poi riprendere il percorso rettilineo fino alle rive del Mincio, cioè a Goito la prima e fino a Mantova la seconda, conservando la leggera divergenza iniziale.
Dopo Goito e dopo Mantova cessa il parallelismo. Da quanto si è detto precedentemente ci è consentito di affermare che i due segmenti, compresi fra l'Oglio e il Mincio, sono strade romane del territorio mantovano e continuazione di quelle del territorio cremonese..... L'Autore, poi, per dimostrare la sua tesi circa il luogo natale di Virgilio, spiega, in base a preciso computo metrico, il parallelismo parziale delle due strade come l'attuazione di un unico progetto connesso con la tecnica della "castramentatio" e, nel caso particolare, con la "limiiatio" dell'agro mantovano operata da Ottavio Musa nell'anno 41 circa a. C. La via Postumia dunque partiva da Genova, passava per Cremona e, toccando Calvatone (l'antico Bedriaco o Bebriaco) e Goito (l'antico Got o Godium), proseguiva per Verona.
Attualmente il percorso che riallaccia Cremona a Verona, sulla destra Mincio del nostro territorio, è dato dalla strada Gazoldo - S. Maria - Goito, che coincide ancora con l'antica via imperiale; sulla sinistra Mincio è dato dalla strada Goito-Marengo-Roverbella-Mozzecane-Villafranca-Verona, che è una deviazione avvenuta in secoli più recenti. In realtà, l'ultimo tratto dell'antica Via Postumia metteva in comunicazione Goito con Verona, seguendo il percorso Goito-Torre-Merlesco-Massimbona, Sei Vie-Villafranca Veronese. Tale è il rettilineo tracciato tanto sulle vecchie come sulle recenti carte militari e denominato espressamente Via Postumia.
L'avv. Luigi Carnevali ha formulato l'ipotesi che la Via Postumia passasse nei pressi di Goito, dove c'è ora la corte Guà. La via Postumia, che congiungeva Cremona con Verona, forse avrà avuto un ponte, certo un guado, il che ci è attestato ancora dal nome della corte Guà (Guadus, Vadus) che perciò doveva essere una stazione. Un guado nei pressi della corte Guà ci dovette certamente essere per il trasporto dei passeggeri e dei paesani; ma resta più attendibile l'ipotesi nostra che ammette un ponte di riallacciamento più diretto delle due arterie nelle località dette Torre-Merlesco.
Anche i ruderi, che tuttora emergono, farebbero fede di una stazione militare esistente in quei pressi. Tale ipotesi è validamente suffragata, come abbiamo visto sopra, dal Prof. Dal Zotto, il quale afferma che "il proseguimento della via Postumia da Goito a Villafranca, a sinistra del Mincio, si andava progressivamente staccando dal territorio mantovano... Attualmente, tutto il percorso in parola, cioè Gazoldo-Goito-Torre-Merlesco, Sei Vie-Villafranca, è chiamato, secondo la tradizione popolare, con il nome di Via Levata.
Comunque, la Via Postumia, fu costruita dai Romani con fini militari per collegare le più dissite regioni dell'Impero. Lo dimostra chiaramente il fatto della duplice battaglia Bedriacense e del continuo passaggio di imperatori e generali romani a capo delle loro legioni.
In passato si poteva intavolare una discussione su l'ubicazione di Bedriaco e, tra le varie ipotesi, includervi anche quella di Goito; giocando sui seguenti dati : a) Bedriaco era una località posta sulla via Postumia; b) distava due giornate di marcia da Verona; c) era sita "Inter Veronam Cremonamque", tra Verona e Cremona, come afferma Tacito (Historiae Iib. II - III); d) era sulla sponda di un corso d'acqua che lo stesso Tacito, pur non nominandolo, classifica, con il termine di — rivus —, conveniente al Mincio; e) l'antico Castello Romano (Castelvetere-Castelvetro) e i recenti scavi archeologici, con la scoperta di sepolcreti, potrebbero fornire valide se non definitive testimonianze (si noti che i romani usavano porre i sepolcreti ai margini delle vie consolari). Nondimeno, la voglia di vendicarsi tale onore deve essere messa da parte perchè questa ipotesi, come quella di Canneto Sull'Oglio e di Seniga, manca del suffragio di maggiori elementi archeologici, di misure distanziali più precise e di notizie storiche più certe.
Le ragioni, invece, che identificano Bedriaco con l'odierna Calvatone (Cremona), sono così molteplici e palmari che noi riterremmo di cozzare inesorabilmente contro il giudizio di storici illustri quali Teodoro Monsem (Corp. Inscrip. I) e Mons. Parazzi di Viadana, se solo osassimo avanzare qualche pretesa. Comunque, rimane vero che Goito situata su una di quelle strade romane, che rimarranno nei secoli a perpetua memoria della grandezza e potenza di Roma Imperiale, dovette assumere una notevole importanza strategica e partecipare poi lungo il corso dei secoli agli alti e bassi delle ricorrenti lotte militari.

L'eccellente posizione strategica fece di Goito un centro vitale di agganciamento tra la sinistra e la destra Mincio e un ponte obbligato di passaggio. Dopo il governo de' Goti, Goito sentì l'impeto furioso di altre valanghe conquistatrici e subì orribili vessazioni. Nel 455 i Vandali, accompagnati da Alani e Svevi, entrarono nell'Italia mettendola a ferro e a fuoco; saccheggiarono Mantova e, per cacciare i Goti, si spinsero anche nel nostro territorio. Nel 458 Attila giunse con gli Unni fino al Mincio con il proposito di marciare su Roma e di conquistarla. Se non che, a Governolo, secondo la leggenda, Papa Leone 1°, gigante armato di santità e d'amore, piegò il "Flagellimi Dei", gigante armato di crudeltà e ferocia, risparmiando così a tutto il mantovano una seconda terribile devastazione.

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