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La città di Goito appartiene a: Regione Lombardia - Provincia di Mantova

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Villa Moschini

Nome Descrizione
Indirizzo Piazza Giacomo Matteotti
Fin dal 1460 il marchese Ludovico Gonzaga aveva fatto costruire in Goito un magnifico palazzo aggiungendovi un vasto parco. Il marchese Francesco continuò l’opera dell’avo abbellendolo di tale splendore tale da renderlo famoso al pari di quello di Marmirolo. Popolò il parco di animali selvaggi per gli esercizi di caccia ai quali era molto portato. Ma fu con il duca Guglielmo Gonzaga, amante della campagna e desideroso di un’aria pura per la sua salute incerta, che il palazzo arrivò al suo massimo splendore. Negli anni 1584-1585-1586-1587 vi creò una residenza che non aveva niente da invidiare alle più belle ville che i Gonzaga possedevano in quasi tutti i punti del loro dominio. In quel periodo il casato toccò l’apice del successo economico e Guglielmo profuse per la sua villa la somma di 300.000 scudi d’oro. Architetti, pittori, vetrai, indoratori, nomi famosi quali il Viani, Bertani, Fancelli, furono attivi nel palazzo. Gli affreschi furono curati da Teodoro Ghisi, Ippolito Andreasi, Francesco Bargano, Camillo Mainardo. Arrivarono arazzi, specchi, damaschi da ogni luogo. Si cercavano nelle lontane regioni dell’Asia e dell’America, piante, fiori, animali, uccelli, pesci per i giardini, per il parco, per le fontane. Nel 1693 un terremoto la danneggiò facendo crollare alcune stanze ed il tetto. Con la discesa politica dei Gonzaga anche i tesori d’arte come la villa cominciarono a decadere. Nel 1735 essa era ancora in uno stato tollerabile quando il paese fu preda delle truppe del re di Sardegna Carlo Emanuele III; che si accamparono nella villa, la quale subì ogni genere di violenza e spoliazione. Tutto il vendibile fu asportato, gli animale del parco uccisi, devastati i giardini ed il parco distrutti gli affreschi e le statue, infrante le fontane. In seguito, la superba dimora si sfasciò completamente in pochissimi anni, e di essa si ricorda solo la leggendaria magnificenza non testimoniata purtroppo da disegni e progetti, ma comunque immaginabile dai documenti dell’Archivio Gonzaga. Alla fine del 700, nella stessa parte del paese fu edificata l’attuale Villa Parco; l’architetto Leopoldo Pollack fu il progettista iniziale del Parco, testimoniato da una lettera datata 17 dicembre 1793 in cui egli assicurava il proprietario Francesco d’Arco sul fatto che la tenuta sarebbe diventata una delizia forse unica nello Stato. Si deve poi al lavoro di Giuseppe Crevola e Gianbattista Marconi architetti neoclassici di Mantova l’edificazione e l’innalzamento della villa. Un grande giardino sale verso di lei dalla cancellata, arricchito da fontane. Mano a mano che ci si avvicina alla costruzione, si trasforma secondo il gusto paesaggistico di derivazione inglese. I tre imponenti viali che corrono paralleli verso la villa risultano tagliati dall’asse formata dalla villa stessa e dalle sue lunghe adiacenze e dall’altro asse che parte dalle portinerie neogotiche. Nel parco alberi, arbusti, cespugli, siepi, macchie, aiuole, oleandri, roseti e una serie di laghetti suggellarono l’atmosfera romantica. Il parco è cinto da mura in sasso, la grandiosa fronte del palazzo appare nella parte mediana con un portico a cinque fari cui corrisponde una grande loggia chiusa con vetrate. (la parte principale del palazzo era composta da abitazioni, sale, salotti, un piccolo teatro, rimesse, scuderie che nel tempo subirono vari danni). Al secondo piano una serie di lesene poggianti sul bugnato gentile del registro inferiore della facciata, inquadrarono le finestre sormontate da timpano triangolare. L’ambizioso coronamento scultoreo ed esaltazione dello scudo recante le cifre dei Moschini, è il risultato del lavori del 1888 quando la villa entrò nel patrimonio di questa famiglia. L’ingresso principale del parco è monumentale, con due corpi di fabbrica a torrione con merlature ghibelline, rosoni, finestre a sesto acuto. Di notevole rilievo sono la vaccheria elaborata in stile neogotico e la cappella funebre dei Moschini eretta alla fine degli anni anni 20, dallo scultore Giuseppe Menozzi insieme all’architetto Luigi Fossati. Nell’ambito dei lavori del mausoleo vengono realizzati tra gli altri il portale in bronzo, la statua di Giuseppe Moschini, S.Francesco, la Deposizione, il calice d’argento, oro e lapislazzuli. Per concludere si può dire che la villa costituisce uno dei maggiori complessi costruiti in età neoclassica nel mantovano. Il 12 Marzo 1954 il presidente della repubblica la rende soggiacente a vincoli di bellezza naturale. Dopo i D’Arco furono proprietari il barone Somensari i conti Cocastelli e dal 1879 all’ingegnere Moschini i cui discendenti sono tutt’ora proprietari.

Il Parco della Villa
La realizzazione del Parco documentata in varie lettere scritte da Giovanni da Padova tra il 1471 e il 1478 doveva rispondere alle esigenze del marchese e della corte di un legame più diretto con l’ambiente naturale non solo dal punto di vista economico ma anche ricreativo.