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La città di Goito appartiene a: Regione Lombardia - Provincia di Mantova

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Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo (Parrocchiale di Goito)

Nome Descrizione
Indirizzo Piazza Giacomo Matteotti
Telefono 0376.60139
Web http://www.unitapastoralemincio.it
Fu progettata dall’architetto Giovanni Maria Borsotti che iniziò a dirigere i lavori il 14 luglio 1729. Venne terminata nel 1734, ma solo nel 1776 si iniziò la costruzione della sagrestia, all’altezza dell’abside sulla fiancata sinistra, conclusa nel 1791. La Chiesa è in stile barocco, ha una lunghezza di 41 metri, una larghezza di 18 m e un’altezza di 20 metri. La facciata raffinata ed elegante offre su una base marmorea, colonne e lesene su due ordini suddivise da un cornicione e terminante con un frontone triangolare. Si formano cosi 5 assi formanti otto riquadri. Nei due assi posti ai lati spiccano due riquadri con al centro una nicchia e sopra, ai lati, elementi di raccordo. Nei due assi intermedi, nella parte bassa, si elevano le due porte secondarie d’ingresso all’edificio, mentre nei due riquadri superiori si possono scorgere due nicchie con le Statue di San Pietro e San Paolo. Sopra il portale d’ingresso principale c’è un mosaico riproducente l’immagine della Madonna della Salute; nel riquadro centrale, sopra il cornicione si stagliano una serie di cornici che creano effetti di chiaroscuro. Sul lato sinistro della Chiesa, sono invece il Campanile e la Sagrestia. I tre portali, che nel 1941 vennero ricoperti da lastre di bronzo dallo scultore Giuseppe Menozzi, offrono su ogni battente delle due porti laterali quattro Maestri della Fede, ossia l’Abate Ottoni Luciano, Mattia Simone, Giacomo Alfeo, il Marchese Ludovico Gonzaga, Pietro, Giovanni, Filippo e a sinistra Bernardino da Clerici, Bartolomeo, Giuda di Giacomo, Matteo, Camello Ulivo, Giacomo, Tommaso e Andrea. Il portone centrale, dedicato alla Vergine, presenta undici fusioni, riferite ai momenti della vita di Maria. La Basilica la suo interno presenta solamente una navata, ai cui i lati si scorgono quattro cappelle a volta; la prima Cappella laterale è quella dedicata a Sant’Antonio Abate, la seconda è dedicata al Sacro Cuore che un tempo ospitava un’altare in stucco del 1746 di cui si conservano ora alcuni tratti, in quanto in seguito a ristrutturazioni e rimaneggiamenti l’altare è stata sostituito da un’altare in marmo bianco policromo lateralmente. La terza Cappella è invece dedicata alla Madonna della Salute; possiede una volta a semicerchio e arco di circonferenza fatto a cassettoni di stucco poggiante sulle due lesene prospicienti la navata. La Quarta ed ultima Cappella laterale è dedicata a Gesù Crocefisso con ai piedi un’angelo, sulla destra S. Vincenzo Ferrari e sulla sinistra S. Francesco Saverio in adorazione. Ritornando alla navata, prima del presbiterio si scorge un confessionale in legno di noce lavorato sovrastato sa un bel quadro raffigurante” il trionfo della Croce”, tela racchiusa in una cornice di legno, dipinta ad olio, proveniente dalla Cappella della Confraternita della Santa Croce di Goito. Sembra che il dipinto sia di Domenico Celesti pittore veneto del 1700. L’altare maggiore è invece da attribuirsi al tagliapietra veronese Carlo Sandri, su disegno dell’architetto Antonio Vergani. Il paliotto mostra un pannello fuso in bronzo, raffigurante l’Ultima Cena, opera del Menozzi, mentre nei riquadri laterali sono presenti due pannelli bronzei raffiguranti “il Battesimo di Cristo”e l’annunciazione. L’abside semicircolare accoglie un bellissimo coro in legno tutto intarsiato di avorio, formato da sedici stalli con inginocchiatoi e con al centro cattedra con baldacchino. Tutto questo è opera seicentesca, proveniente dal convento dei Camaldolesi di Bosco Fontana. Sopra il coro a dividere la parte absidale in tre settori sono quattro lesene doppie decorate: nei settori laterali si elevano delle finestre vetrate mentre quello centrale è interamente occupato dalla grande tela del Maestro mantovano Giuseppe Bazzani. Il dipinto, che rappresenta Cristo che consegna le chiavi a San Pietro, con Loghino a lato e le figure simboliche della Fede, della Speranza, della Carità, è stato realizzato nel 1739. La sagrestia, formata da un’unico vano, presenta un soffitto a volta. È presente un grande mobile in noce, con sportelli a specchio e cimose ad intaglio e proviene anch’esso dal Convento di Bosco Fontana. Nella navata si scorge anche, intagliato nella parete, un confessionale in legno sovrastato da un quadro di San Francesco in preghiera, opera del pittore Domenico Fetti. Infine, prima dell’uscita, nella parete sinistra si accorge il piccolo Battistero con il fonte battesimale opera in bronzo e marmo di Giuseppe Menozzi.

Campanile
Fu distrutto a causa del terremoto del 1693 così il 26 Aprile 1806 il parroco del tempo Don Baldassarre Sartorio indisse una riunione di tutti i capi famiglia al fine di decidere le modalità della ricostruzione. L’opera di ricostruzione durò per oltre 3 anni. Quindi l’uso della torre scudata come campanile provvisorio che era durata per oltre 50 anni cessò nel 1810 quando il nuovo campanile fu ultimato. Esso adottava per la parte terminale la caratteristica forma a cipolla.