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La città di Goito appartiene a: Regione Lombardia - Provincia di Mantova

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Chiesa di San Pietro in Vincoli

Nome Descrizione
Indirizzo Massimbona
La costruzione dell’oratorio, della quale non esiste una datazione precisa, risale probabilmente alla presenza dei monaci benedettini nel territorio, Nel 1007 infatti viene fondato a San Benedetto Po, nel basso mantovano, il convento di San Benedetto in Polirone ad opera di Tebaldo di Canossa, notevolmente arricchito in seguito dalle donazioni di Matilde di Canossa. È grazie ad essa infatti che, all’incirca negli stessi anni, passano sotto il controllo benedettino due importanti conventi: Santa Maria di Castiglione a Parma e San Genesio a Brescello. È proprio a quest’ultimo che, secondo un documento datato 12 novembre 1099, Matilde vende terreni situati a Pegognaga, Gonzaga, Scorzarolo e Goito. Quest’ultimo poi, insieme ai terreni di Massimbona, passa nei primi decenni del XII secolo direttamente sotto il controllo di San Benedetto in Polirone (a testimonianza di ciò esistono due documenti del 1105 e del 1111). La dedicazione stessa a San Pietro conferma un’ origine benedettina dell’edificio in quanto il culto di tale santo era largamente diffuso nel medioevo da questi monaci, che vedevano in lui il fondamento della chiesa di Cristo per l’autorità ricevutane e la qualità del martirio. La chiesa di impianto romanico presenta una semplice pianta rettangolare ad aula (cioè con una sola navata), con un unico altare centrale ed un presbiterio piuttosto ampio. La facciata è a capanna con un timpano al cui centro è inserita una finestra rettangolare. Le pareti interne, bisognose di un urgente restauro, presentano una complessa struttura a palinsesto caratterizzata cioè da dipinti di epoche diverse che si sovrappongono gli uni agli altri, mentre le decorazioni tarde della zona presbiteriale, già restaurate, mostrano una situazione più chiara e di più facile studio. Gli affreschi, in tutto tredici, rappresentano per lo più santi dalla valenza taumaturgica, cioè visti come protettori del luogo ( San Cristoforo evocato contro l’esondazione delle acquee del fiume, Sant’Antonio Abate evocato come protettore degli animali domestici, Santa Caterina come protettrice dei mugnai, San Giacomo come protettore dei pellegrini ). Molto sentito è anche il tema mariano ( come del resto in quasi tutte le chiese campestri del territorio) e forse uno dei dipinti migliori è proprio una Madonna in trono con Bambino, posta al centro della parete sinistra, databile alla prima metà del sedicesimo secolo e di probabile scuola veronese. Altrettanto valida è però anche una rovinatissima Crocifissione trecentesca posta in controfacciata e molto simile ad una presente nell’oratorio Bonacolsi a Mantova (probabile influsso dei giotteschi padovani). Concludendo va detto che la chiesa, confrontata con altri edifici campestri della zona, evidenzia elementi stilistici ed iconografici costanti che rientrano in un linguaggio pittorico caratteristico ed omogeneo del territorio mantovano nel Medioevo.