I monumenti

 

CASTELLO DEI GONZAGA A GOITO

Già prima di diventare Signori di Mantova i Gonzaga vivevano tra gli svaghi e gli ozi campestri nella loro "Contea di Marmirolo", nel cuore della quale si erano fatti costruire un massiccio palazzo, irto di torri ma allietato da leggiadre bellezze interne. Tale palazzo antico era circondato dalle acque del «RE DEI FOSSI» oggi denominato semplicemente « RE » che avevano funzione di rafforzarne la difesa secondo l'uso del tempo. Quando, però, la potente famiglia poté giungere alla Signoria di Mantova, il vecchio edificio non parve più adeguato alla nuova dignità principesca. Fu allora che si pensò alla costruzione di dimore che potessero meglio appagare la smodata ambizione gonzaghesca, non mai smentita nell'interrotto dominio di quasi quattro secoli. Sorsero così ville e palazzi in tutti i punti del loro vastissimo territorio.
Fin dal 1460 il Marchese Ludovico aveva fatto costruire in Goito un bel Palazzo aggiungendovi un vasto Parco e Francesco verso il 1500 lo abbellì di pitture e decorazioni popolando il Parco di numerosissimi e svariatissimi animali selvatici. Divenne poi questa la residenza preferita del Duca Guglielmo ch'egli rese magnifica secondo i suoi gusti personali. Benché compiuta negli ultimi anni della sua vita (1584-85-86-87), l'opera riuscì un gioiello d'arte, che nulla ebbe da invidiare alle più rinomate ville dei Gonzaga sparse in quasi tutti i punti del loro vasto territorio. Economico par suo, per non dire avaro, Guglielmo volle usare una magnificenza attalica, profondendovi l'ingente somma di trecentomila scudi d'oro. Tale cifra è accettabile perchè la floridezza economica del Casato toccò l'apice sotto il suo governo.
Nonostante le numerose spese per una corte che contava un migliaio di persone, e pur con le grandiose costruzioni, Guglielmo aveva nei suoi bilanci annuali un avanzo medio di circa cinquantamila ducati e, alla sua morte, pare vi fossero nel « Camerino ferrato di Cortevecchia » due milioni d'oro in contanti ! Non fa meraviglia, quindi, che egli ne spendesse a profusione per il Castello di Goito, cioè per un'opera che doveva rappresentare l'apoteosi di Mantova e dei Gonzaga.
Gian Battista Intra ce ne ha lasciato una fedele minuta descrizione.
« Già sono in moto architetti, capomastri, muratori, falegnami, vetrai, già si invitano a lavorare pittori, stuccatori, doratori, già si provvedono a Venezia damaschi, arazzi, specchi ; si cercano nelle lontane regioni dell'Asia e dell'America, che appena allora si scoprirono, piante, fiori, animali, uccelli, pesci per i giardini, per il parco, per le fontane... ».
Dopo queste poche battute di stile barocco, che ci lasciano intravvedere sullo sfondo il formicolio di tanta gente qui convenuta da diverse parti e pronta ai cenni del Gonzaga, Gian Battista Intra prosegue le sue memorie con uno stile sobrio, quale si conviene a una fedele narrazione storica. « Sotto il nome di Castello di Goito, si comprendono le fortificazioni del Borgo, la rocca propriamente detta, il palazzo e il gran parco ; di tutto l'insieme abbiamo nell'archivio Gonzaga un tipo disegnato nel 1706 da Domicilio Moscatelli - Battaglia, prefetto delle fabbriche ducali ». Le fonti cui dice di attingere l'Intra sono : La descrizione in data 25 gennaio 1537 lasciata dal testimone oculare Giusti di S. Benedetto, le lettere dei segretari e agenti del Duca e quelle degli architetti e pittori.
Con la Dinastia dei Gonzaga finirono anche parecchi dei loro monumenti artistici, tra cui la famosa Villa di Goito.
E' vero che gli avvenimenti spiccioli, per grandi che siano, sono minimi proiettati nel tempo. Ma al solerte amatore della propria terra, non può e non deve sfuggire la scomparsa di quello che fu il patrimonio artistico dei suoi avi. Le nostre cose sono così legate al nostro animo che non possiamo vedercele inabissare senza lacrime di rimpianto.
Basterebbe il tempo a picconarcele gradatamente, ma al tempo deve dar mano anche la più crudele manifestazione dell'odio che cova e ribolle nei cuori umani : la guerra. E ogni qualvolta la guerra estese i suoi tentacoli distruggitori fino alla nostra terra, Mantova dovette sempre piangere la perdita inesorabile di qualcuna delle sue insigni opere d'arte.
Perdite inesorabili, diciamo, perchè era più grande nella nostra città e nei suoi territori la profusione dei monumenti e delle sublimi creazioni del genio, che non poteva il turbine delle armi abbattersi sulla terra virgiliana senza rovinare, più o meno irreparabilmente, quel grandioso patrimonio artistico di cui essa era gelosa custode.
Comunque, al tempo che fatalmente avrebbe compiuto la sua opera distruggitrice nella villa gonzaghesca di Goito, si aggiunse anche la guerra a infliggerle colpi mortali e ad accelerarne la rovina. Gioiello d'arte e di bellezza, come appare dalla descrizione lasciataci da Gian Battista Intra, questa villa, formata da un complesso di edifici, fu tanto ammirata che attirò l'attenzione dei grandi e rappresentò, senza dubbio, una delle più splendide espressioni di quello sfarzo sontuoso e caratteristico che costituì l'ambizione e insieme la rovina del potente Casato. Sorta sotto Lodovico, con Guglielmo divenne l'apoteosi di Mantova e dei Gonzaga. In essa lavorarono i più quotati pittori del tempo i cui dipinti suscitarono le meraviglie dell'imperatore Carlo V; la sua ridente posizione attrasse a soggiornarvi numerosi e distinti personaggi.
Ma la sua durata, come dicemmo, fu breve e di poco superiore a quella della dinastia che la possedette.
Un primo alleato del tempo fu quello spaventoso del terremoto del 5 luglio 1693 « che tanti danni portò al Ducato Mantovano », e per il quale crollarono alcune stanze di questa residenza. Per poco, non ci rimase sepolto il Duca Ferdinando Carlo. Ma quando le cose dei Gonzaga volgevano a precipizio, la rovina politica traeva seco anche la rovina di tutti quanti gli stupendi palazzi.
Nella guerra per la successione spagnola che infuriò sul mantovano, e in particolar modo sul nostro territorio, dal 1701 al 1707, Goito patì orrendamente ; il palazzo era ancora in uno stato tollerabile, e rimase tale fino al 1735, quando vi pose il suo Quartiere Generale il re di Sardegna, Carlo Emanuele III, che nella guerra di successione con la Polonia, comandava i Gallo Sardi sul Mantovano.
In queste scorrerie di eserciti nemici, la Villa Ducale era esposta a tutti i malanni, erano rubati i quadri, gli arazzi, i rasi, i cimeli preziosi ; erano devastati i giardini, il parco, uccisi gli animali, infrante le fontane ; il palazzo, danneggiato dal tiro delle artiglierie e non mai restaurato, ora caserma dei soldati, ora in balia dei villici, che lo consideravano senza padrone, era diventato quasi irriconoscibile. Un giorno cadeva un soffitto, un altro cadeva un muro ; andarono in pezzi gli usci, le imposte ; era tutto una rovina, e nessuno pensava ad arrestarla. Nel 1734, per ordine dell'imperatore Carlo VI, furono intrapresi i lavori per il risarcimento dei baluardi della Fortezza.
Quella superba mole, che in pochissimi anni si sfasciò totalmente, non rimase altro che la memoria.
Di fatti a rendere più eloquente la mutevolezza delle ultime pietre della storica Villa, esistono nell'archivio di Stato di Torino documenti comprovanti il Castello di Goito, come ad esempio un magnifico disegno del Prefetto delle Fabbriche Ducali "Domicilio Moscatelli", detto "Battaglia".
Sia come sia, la luce dei Gonzaga non s'è spenta. Se alcuni di loro furono corrotti, altri furono protettori delle arti, generosi e magnifici costruttori di reggie e palazzi, guerrieri strenui e valorosi ed alcuni anche santi.
I Gonzaga hanno avuto una fisionomia inconfondibile e il loro nome è anche oggi aureolato di regalità. Goito vide la loro parabola ascendere fino al vertice luminoso, discendere con oscillazioni varie, con tentativi di ripresa, e in questo oscillare di grandezza uno sprazzo della loro luce che non vuol morire lo trova ancora nei tesori d'arte che il loro intelligente e signorile mecenatismo profuse anche da noi.

MONUMENTO "AL BERSAGLIERE" IN GOITO (Piazzale Bersagliere)

Venne inaugurato il 20 Settembre 1926 e sorge nel piazzale antistante la Villa "Giraffa" nell'omonimo piazzale. Il monumento era stato costruito su terreno ceduto gratuitamente dai proprietari Sigg. Fumagalli e innalzato a cura del "Comitato Provinciale di Mantova – Fiamme Rosse". Ha un basamento in marmo sormontato da un bel bronzo raffigurante "Il Bersagliere" ed è circondato da una bassa cancellata apribile in ferro.

MONUMENTO A "VITTORIO EMANUELE II°" IN GOITO detto volgarmente Monumento "dell'Aquilone" (Strada Vasto)

Venne inaugurato il 20 Ottobre 1910 e sorge in fregio alla strada comunale Goito-Vasto a circa 1 Km. dal centro di Goito Capoluogo. Era stato costruito su terreno ceduto gratuitamente dal Sig. Trentin Antonio ed è costituito da un basamento a colonna in marmo sovrastato da un'aquila di bronzo ed è delimitato da catene.




MONUMENTO AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE IN GOITO (Piazza Giacomo Matteotti)

Venne inaugurato il 04 Novembre 1923 in Piazza Antonio Gramsci ed è costituito da basamento e pilastro in marmo. Possedeva una statua e decorazioni in bronzo ed era circondato da una cancellata in ferro. Dopo la seconda guerra mondiale 1940-1945 la statua, le decorazioni in bronzo e la cancellata in ferro sono stati donati alla "Patria". In data 18 Aprile 1955 era stato trasportato nell'attuale posizione in Piazza Giacomo Matteotti, in mezzo al giardino pubblico, con l'aggiunta dei nomi dei "Caduti di tutte le Guerre". Di recente è stata sostituita la catena che lo delimitava da una bassa cancellata apribile in ferro.




LAPIDI ATRIO SEDE MUNICIPALE IN GOITO (Municipio - Piazza Antonio Gramsci n. 8)

- Lapide in marmo datata 25 Aprile 1955 con epigrafe a ricordo del decennale della Liberazione "I Goitesi ricordano i Partigiani Caduti".
- Lapide in marmo datata 30 Maggio 1898 a ricordo di "Vittorio Emanuele II°" con epigrafe dei cinquant'anni dalla vittoriosa battaglia di Goito del 30 Maggio 1848.
- Lapide in marmo datata 4 Novembre 1918 con epigrafe a ricordo della vittoriosa battaglia della Prima Guerra Mondiale 24 Ottobre 1918 "Ritirata delle Truppe Austro-Ungariche".
- Lapide in marmo con rilievo in bronzo a ricordo della "Prima Guerra Mondiale 24 Maggio 1915 – 4 Novembre 1918".
- Lapide in marmo datata 30 Maggio 1912 con epigrafe a "Carlo Alberto" nel ricordo della battaglia del 30 Maggio 1848.
- Lapide in marmo datata 11 Settembre 1904 a ricordo di "Sordello" cantor d'amore – poeta – politico – civile e ardito flagellatore dei principi del suo tempo.
- Lapide in marmo datata 7 Dicembre 1952 a ricordo di "Don Enrico Tazzoli" capo spirituale dei Martiri di Belfiore.
- Lapide in marmo datata 14 Gennaio 1959 a ricordo di "Antonio Pacinotti" inventore nel 1859 della Dinamo.

MONUMENTO DELLE "BATTAGLIE SUL PONTE DELLA GLORIA" IN GOITO detto volgarmente Monumento della "CAMPANA" (Giardini "Largo Alcide De Gasperi")

Venne inaugurato il 07 Aprile 1972 ed è costituito da una struttura a "ponte" in c.a. rivestito con lastre di marmo grezzo di Verona che sostengono una campana in bronzo e una lapide incisa a ricordo delle battaglie vittoriose sul vicino Fiume Mincio. La base è attorniata da massi in pietra grezza a ricordo delle antiche rive del Fiume stesso.

MONUMENTO AL "GRANATIERE" IN GOITO (Giardini "Largo Alcide De Gasperi")

Venne inaugurato il 30 Maggio 1998 ed è costituito da un basamento cubico in marmo contornato da piccole vasche anch'esse in marmo ad uso giardino con sulla sommità la rappresentazione in bronzo del Granatiere di Sardegna realizzato dallo scultore Giovanni Solci e con epigrafe a ricordo della storica vittoriosa battaglia di Goito sul Fiume Mincio – Ponte della Gloria del 30 maggio 1848. Infatti in tale data, durante la Prima Guerra d'Indipendenza italiana contro l'Austria, il "Reggimento Granatieri - Guardie" al comando del Duca di Savoia, che faceva parte della riserva dell'Armata di Re Carlo Alberto, nell'incerto esito della battaglia, dovuto ad una "breccia" aperta dagli Austriaci; il Re Carlo Alberto ordina al Duca di Savoia di intervenire. Il Duca, alla testa del reggimento, lancia lo storico grido: "A me le guardie per l'onore di Casa Savoia!". L'intervento decise le sorti della battaglia e la frase divenne il motto araldico dei "Granatieri di Sardegna". Il 21 giugno 2009 era stata conferita la cittadinanza onoraria al 1° reggimento "Granatieri di Sardegna" da parte del Comune di Goito per ricordare e onorare i fatti del 1848.


MONUMENTO AGLI "ALPINI" IN GOITO (Piazza Alpini)

Il monumento datato 1991 in realtà venne inaugurato il 26 aprile 1992. Ancor prima, nel marzo 1978 venne realizzata in località Passeggiata una piazza che venne intitolata agli alpini e vi fu posto provvisoriamente un cippo in attesa del definitivo monumento. L'opera realizzata direttamente dai volontari alpini (scultore: Leonello Sandri di Rivoli Veronese – fonderia artistica: Fonderia Biondan s.p.a di Montorio Veronese - progettista: Geom. Ivo Scaglia di Goito), è costituita da uno splendido basamento in cemento armato e marmo rappresentante alla base un stella a 5 punte con l'indicazione delle cinque brigate alpine (Julia-Tridentina-Orobica-Taurinense-Cadore) e sormontato da un grande cippo in marmo grezzo rosso con scolpito l'alpino e con l'indicazione "Goito ai suoi Alpini" e sulla sommità un'aquila in bronzo a ricordo delle epiche vittoriose battaglie sulle alte montagne alpine.


MONUMENTO AGLI "ARTIGLIERI" IN GOITO (Piazza Artiglieri d'Italia)

Il monumento venne inaugurato il 31 marzo 2007 nella piazza che porta lo stesso nome e si trova a ridosso della ex Strada Statale "Goitese" in un ambiente verdeggiante anche se adibito in parte a parcheggio. L'opera è intitolata a tutta l'artiglieria, infatti vengono menzionate con rispettive epigrafi incise riportate da altrettante targhe in marmo alla base del monumento il: "Reggimento Artiglieria a Cavallo", il "2° Reggimento Artiglieria Pesante 1926-1964" e il "6° Reggimento A. Mont. Belluno 1953-1995". Il monumento è costituito da un alto obelisco in marmo con alla base le epigrafi sopradescritte e sulla sommità un'aquila in materiale lapideo. Il monumento è contornato da un'ampia pavimentazione circolare a lastre di marmo bianco su sottofondo in ghiaia/acciottolato scuro che risalta il candore dell'opera; il tutto chiuso da catene sorrette da proiettili di cannone.

MONUMENTO AI "CADUTI DI CERLONGO" IN CERLONGO DI GOITO (Piazza della Chiesa – Via Chiesa)

Venne inaugurato e consegnato al Comune di Goito dal Presidente del Comitato in Memoria dei Caduti di Guerra Dr. Rabitti Antonio il 18 Giugno 1922 e sorgeva inizialmente nella Piazza San Pio X°. Il monumento in marmo venne in data 14 Febbraio 1959, per volontà della cittadinanza di Cerlongo, trasportato nel piazzale della chiesa (Via Chiesa) e in tale data venne sormontato da una statua della Madonna offerta dalla popolazione di Cerlongo.

MONUMENTO AI "CADUTI DI SOLAROLO" E "LAPIDE AI CADUTI DI SOLAROLO" IN SOLAROLO DI GOITO (Piazza Aldo Moro centro di Solarolo e Cimitero di Solarolo in Strada Cavicchia/Solarolo)

Il monumento inaugurato il 7 Novembre 1993 si trova all'interno della Piazza/Giardino denominata "Aldo Moro" nel centro abitato ed è costituito da un basamento sagomato in marmo con sovrapposti due lapidi anch'esse in marmo con incisi i Caduti Solarolesi durante le due guerre mondiali (1915-1918 e 1940-1945) con al centro un manufatto in ferro stilizzante la croce. Il monumento è a perenne ricordo di coloro che hanno risposto al richiamo della patria ed hanno sacrificato le loro vite per difenderne ed ampliarne i valori fondamentali, per gettare le basi di un'Italia migliore, più sicura, più democratica, più libera. Trentuno nomi, trentuno persone che, partendo da Solarolo, sono andate amorire nei luoghi e sui fronti di guerra più diversi e più lontani, in Russia, nel campo di concentramento di Fulleu, sul fronte friulano, nel mare Egero. Trentuno nomi, trentuno storie che sono scolpiti non solo sul marmo bianco del monumento ma soprattutto nel cuore e nel ricordo di tutti i goitesi, terntuno giovani vite umane, e per una piccola frazione come Solarolo non sono certo poche, che hanno saputo offrire un grande contributo, se stessi, per tutti noi e per la società in cui oggi viviamo, terntuno nomi e trentuno storie umane che meritano di essere ricordati a quei pochi che ancora, a Solarolo, ne hanno memoria e fatti conoscere soprattutto alle giovani generazioni, a quei giovani che, anche grazie a quelle trentuno vite così prematuramente interrotte, possono oggi correre, schiamazzare e giocare nel verde parco che circonda e abbraccia quella stele, quel monumento, quei nomi così cari. Una stele recante la dedica: Solarolo ai suoi Caduti; due cippi ai lati: quello a sinistra recante i nomi dei caduti nella Grande Guerra, quello a destra con i nomi dei caduti della Seconda Guerra Mondiale. Questi tre elementi, semplici nel disegno e legati alla natura attraverso i materiali adoperati, sono stati posti tra il verde di Piazza Aldo Moro a rimarcare, emblematicamente, il legame tra queste vite troncate dalla crudezza della storia, le generazioni presenti e quelle a venire. Il monumento si inserisce in questo luogo urbano, vissuto dai cittadini di Solarolo con serenità e giocosità, con l'intento di legare i momenti della storia con la vita di tutti i giorni, affinchè la memoria non dimentichi. Oltre al più recente monumento ai Caduti venne inaugurata il 04 Novembre 1964 nel Cimitero di Solarolo di fronte all'ingresso principale una lapide in marmo attorniata da pareti in pietrame con iscritti i nomi dei Caduti di Solarolo delineata da una catena in ferro.

LAPIDE AI "CADUTI DI VASTO" IN VASTO DI GOITO (Chiesa di Vasto – Strada Vasto)

LAPIDE AI "CADUTI DI SACCA" IN SACCA DI GOITO (Chiesa di Sacca – Via Ferrante Amedeo Mori)

LAPIDE AL "GENERALE LAMARMORA" IN GOITO (Strada Statale "Goitese" n. 258)

Posta sulla facciata della casa/ristorante di proprietà della Famiglia Ferrari (ora "Locanda al Ponte") adiacente al "Ponte della Gloria" sul Fiume Mincio. La lapide è in marmo con fregio in bronzo raffigurante il Generale La Marmora ed ha un'epigrafe incisa.

CIPPO PRIVATO IN MEMORIA DEL "REGGENTE DEL FASCIO DI BOLOGNA - ARISTIDE SARTI" IN LOCALITA' CORTE BARONINA IN GOITO (ex Strada Statale "Goitese" n. 410 fra Goito e Cerlongo)

Posto in prossimità della ex Strada Statale "Goitese" nel tratto Goito - Cerlongo ma nascosto fra i canneti, all'interno di proprietà privata in Strada Statale "Goitese" n. 410, c'è un cippo realizzato dai familiari in memoria del proprio figlio "Reggente del Fascio di Bologna" Aristide Sarti . Il cippo è costituito da un basamento rettangolare in marmo contornato da piccoli vasi cubici portafiori; il tutto su una semplice ma elegante pavimentazione in porfido. Sulla sommità del basamento un manufatto in marmo curvo con fregio a protezione di un'esile croce in ferro. A memoria d'uomo il pilota del Messerschmitt era precipitato colpito in tale luogo, senza più essere ritrovato, durante l'ultimo conflitto mondiale.

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